sabato 29 dicembre 2012

IL BALLO DELLE POLTRONE



Il 2013 sara' un anno molto importante per il nostro paese, perche' dopo mesi di lacrime e sangue, abbiamo bisogno di segnali positivi, che ci ridiano un minimo di fiducia in un futuro che a tutti appare piu' che oscuro. Urgono riforme importanti in tutti i settori, dalla Sanita' al campo dell'istruzione, fino ad arrivare a quel settore fondamentale che e' alla base della nostra ripresa, ovvero quello relativo all'economia.

Basta aiutare gli istituti di credito e la Chiesa, direi che la priorita' e' ben altra, ovvero tutta quella povera gente alle prese con la mancanza di lavoro, perche' la disoccupazione avanza spaventosamente e lo Stato non offre adeguate soluzioni per uscire da questo dramma sociale. Si susseguono suicidi , gesti disperati, azioni criminali come ultima risorsa per portare a casa il pane, ma i nostri politici non vogliono prendere di petto la questione, tutti presi dalla guerra delle poltrone, che tanto annoia e non porta nessun beneficio alle nostre sempre piu' vuote tasche di contribuenti onesti, che anziche' essere premiati per i sacrifici ai quali siamo sottoposti,  veniamo colpiti da continui rincari  come se avessimo la capacita' di moltiplicare i nostri pochi risparmi.

Monti ci ha preso gusto, e dopo aver salvato i conti pubblici si ricandida sottovalutando un problema non da poco. Il suo Governo Tecnico ha fatto si un gran lavoro a livello diplomatico, restituendo al nostro amato paese un immagine presentabile, ma ha affossato la gia' precaria situazione economica, tartassando chi gia' non ce la faceva con i risicati guadagni degli anni passati. A tutto questo aggiungiamo la riforma Fornero che ha provocato il dissesto totale nelle file di chi sognava una Pensione decente e che ora sta facendo i salti mortali per cercare di uscire dal girone infernale degli esodati, che sembrano destinati a ingrossare la gia' numerosa fascia dei non abbienti.

Bersani non si capisce a che gioco vuol giocare, perche' da un lato dice di stare dalla parte dei piu' deboli e dall'altra sembra fare l'occhiolino alla Merkel oltre che a Monti. Un atteggiamento molto ambiguo , che non promette nulla di buono, senza contare la vergognosa richiesta dei due euro per il voto alle Primarie, roba da far sobbalzare pure Berlinguer, ma evidentemente in Italia la faccia tosta ripaga sempre molto bene.

Infine quel personaggio a meta' tra il Comico e il Paradossale , di nome Silvio Berlusconi, che ricomincia con la favoletta dell'eliminazione dell'Imu, della volonta' di salvare l'Italia dal Lupo Cattivo scendendo in campo, quando in realta', lo fa solo per tutelare i propri interessi personali, con le solite leggi Ad Personam......Ci fosse ancora in vita il Grande Maestro Montanelli, se ne sentirebbero delle belle sull'ennesima discesa in campo del Cavaliere.

Beppe Grillo si tuffa tra la gente, parlando un linguaggio chiaro schietto, cercando di lanciare un programma meritevole di essere chiamato tale. Finalmente qualcuno che affronta il problema del sociale, proponendo il Reddito di Cittadinanza , vero salvagente per chi non sa dove sbattere la testa , in cerca disperata di un lavoro che sembra sempre di piu' un miraggio nel deserto dell'economia Italiana. C'e' poi la proposta dell'eliminazione del Finanziamento Pubblico ai partiti, vera vergogna di questo Paese, visto che la nostra classe dirigente ha fatto ben poco per meritarsi tanto ben di Dio.

Insomma, cari elettori , cerchiamo di votare con la testa , perche' l'unico strumento per tutelare i nostri diritti e' proprio il voto e per chi non lo sapesse, quando non si va a votare, il proprio voto finisce alla maggioranza. Quindi per cercare di cambiare questa triste situazione , andiamo a votare per volti nuovi, con delle idee che siano portatrici di riforme.....astenersi vuol dire avvantaggiare tutti quelli che hanno rovinato l'Italia e continueranno a farlo fino a quando non metteremo la parola Stop al loro operato!!!!


il vostro 

GIORDANO ENRICO



martedì 18 dicembre 2012

QUANDO L'ORRORE NON CI UNISCE




Speravamo che la strage di Denver fosse l'ultima , ma evidentemente la follia umana non una scadenza e sembra  ripetersi all'infinito. Decine di bambini sterminati senza pieta' da un folle ragazzo, che tutti descrivono come persona un po' chiusa , ma sostanzialmente normale. Quella normalita' che poi si trasforma in un qualcosa di orrendo, che fa rabbrividire al solo pensiero, senza neanche bisogno di vedere quelle immagini strazianti di genitori disperati, che vedono spazzato via il frutto del loro amore. 

Eppure nel momento in cui tutti dovremmo sentirci piu' vicini e abbandonare i propri rancori, ecco emergere una vergognosa voce, la cui provenienza onestamente non mi interessa, ma che critica le lacrime di Obama, uno dei Presidenti Americani piu' vicini alla gente comune , per la quale sta facendo veramento molto in termini di politica assistenziale. Ebbene questa voce alzatasi dal coro, critica queste lacrime, perche' di stragi cosi' ce ne sono in tante guerre che vedono protagonisti gli Stati Uniti.......

Perdonatemi ma queste cose mi fanno veramente arrabbiare, perche' le tanto famigerate guerre , sono dovute a Regimi totalitari che ammazzano ogni giorno donne e bambini anche in assenza dei cattivoni Americani . Pensate alle donne lapidate solo perche' sospettate di adulterio......Insomma non mi sembra proprio il caso di fare della demagogia di fronte ad una tragedia di questo tipo, ma evidentemente ad alcune persone piace essere sopra le righe anche in occasioni del genere, dimostrando un'insensibilta' a dir poco vergognosa !!!!

Onore quindi ad Obama , che permettetemi, ha ben altra stoffa rispetto a quel Bush che definire guerrafondaio e' un eufemismo. Cancelliamo i pregiudizi e cerchiamo di dare alle generazioni future un mondo migliore , in cui le guerre e queste stragi abominevoli , non abbiano piu' posto. E chi critica gli Americani, si ricordi del Piano Marshall, senza il quale nel dopoguerra  non saremmo di certo riusciti ad emergere cosi' velocemente.....con la Merkel direi che la musica e' ben diversa !!!!!


IL VOSTRO 

GIORDANO ENRICO

sabato 10 novembre 2012

SE QUESTA E' L'EUROPA.......

Recitava il titolo del famoso libro di Primo Levi :  " Se questo e' un uomo ".
Ebbene , a distanza di piu' di mezzo secolo dallo scempio nazista, assistiamo all'ennesima vergogna da parte di un popolo che non perde occasione per dimostrare il suo disprezzo nei confronti degli Italiani.
Sto ovviamente parlando del rifiuto da parte della Germania, di assegnare una parte dei fondi europei alla Regione Emilia, drammaticamente colpita dal violento sisma di pochi mesi fa.

Ma facciamo un passo indietro, per parlare del grande vantaggio ottenuto dai tedeschi , dopo l'avvento della famosa , quanto scellerata , Unione Europea. Ebbene, se alcune persone non lo sapessero, le Banche teutoniche hanno goduto di una parte dei fondi europei , per risanare i disastrosi bilanci d'esercizio, ritornando cosi' competitive  nel mercato finanziario. E si, perche' sembra passato sotto traccia questo piccolo particolare, quasi fosse una notizia di poca importanza.

Adesso che i fondi servono per ragioni umanitarie, ecco che nascono i problemi e le perplessita' .......
che GRANDE VERGOGNA  !!!!!!!  lo voglio urlare a pieni polmoni, perche' se questa e' la Grande Europa di cui dobbiamo fare parte, allora meglio starne fuori  !!!!!  
Come , adesso la grande Finanza conta piu' degli uomini ? ma l'unione Europea non doveva servire anche per venire incontro ai Paesi piu' in difficolta' ? Le catastrofi naturali , sono fuori dai programmi di questa
Unione ?

Non si perde occasione per massacrare di critiche gli Americani, ad ogni iniziativa essi intraprendano, peccato che qualcuno si e' dimenticato del piano Marshall , grazie al quale l'Italia ha ricevuto aiuti incredibili a livello finanziario , proprio dal Paese a stelle e striscie, dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.
La verita' cari miei, e' che se continuiamo ad avere la Germania a capo di questa Unione , faremo tutti una brutta fine , come gia' successo a Spagna e Grecia, perche' gli unici a godere dei vantaggi di un simile progetto politico-economico siano proprio i Teutonici.

Per chi non lo sapesse, in Germania circola sia il Marco che l'Euro, alla faccia nostra che ci siamo dovuti sorbire una moneta che ha indebolito la nostra Economia e ha fatto raddoppiare prezzi e costi, in tutti i settori. Bastava chiedere alle casalinghe, veri termometri dell'andamento dei prezzi, per rendersi conto di quanto pericoloso era l'ingresso di questa nuova moneta , che sta erodendo i risparmi di una vita  e riducendo questo Paese alla fame !!!!

Svegliamoci cari Italiani, incominciamo a dire basta all'egemonia Tedesca, altrimenti ci ritroveremo con la famosa valigia di cartone, per andare a cercare lavoro nei Paesi piu' distanti , accentando condizioni di lavoro
ben peggiori di quelle attuali.......


il vostro


GIORDANO ENRICO

mercoledì 7 novembre 2012

OBAMA , VINCE IL VOLTO PULITO DELLA POLITICA




Questa notte finalmente e' stato eletto il presidente degli Stati Uniti d'America
dopo tanta attesa e indecisione , su quello che era il verdetto finale.
Mai elezione fu piu' giusta di quella appena conclusa, perche' regala alla politica mondiale , la conferma di un personaggio dal volto pulito, con sani
principi e molto attento alle classi sociali piu' deboli.

Da quando ha sostituito lo sciagurato Bush , questo bellissimo paese che e'
l'America, ha conosciuto una ripresa dell'occupazione e soprattutto, una
grande attenzione verso chi e' messo peggio a livello sociale. Non dimentico
la frase di Romney, che in un convegno privato, accusava le classi sociali meno abbienti come un elemento di disturbo per la Governance della Casa
Bianca, dimostrando un disprezzo e uno spirito discriminatorio, che non
prometteva nulla di buono.

Assomigliava molto a Berlusconi questo antagonista di Obama, molto piu' 
attento ai suoi amici banchieri e dell'alta finanza, che ai reali problemi di
un sistema economico in stato di contrazione preoccupante. 
Meno male che il popolo Americano ha intuito quanto poco rassicurante
fosse l'eventuale insediamento di questo personaggio sulla poltrona piu'
importante del mondo.

Ma la vera meraviglia della campagna elettorale di Obama, e' stata la sua
grande classe nel condurre un dibattito politico molto combattuto, ma con 
un rispetto poco comune nei confronti del suo avversario. 
I nostri politici , dovrebbero imparare da questo grande uomo, che parla il
linguaggio della gente comune, distribiuisce abbracci e sorrisi anche alle 
persone piu' umili del suo paese, si tuffa tra la folla dimostrando una umanita'
piu' unica che rara.

E noi cosa abbiamo invece ?  Esponenti arroganti, che camminano tra la gente
con aria di superiorita' , circondati da guardie del corpo, sempre scorbutici
verso chi prova ad avvicinarsi per scambiare semplici opinioni. 
Politici che si vomitano addosso insulti irripetibili e degni del peggior scaricatore di porto. Arruffoni che passano la carriera politica a ottenere dei
privilegi vergognosi, come il vitalizio, pur non avendo alcuna qualita' , vedi
il clamoroso caso Minetti, assolutamente scandaloso.
Gente che per lasciare la poltrona impiega decenni, a differenza del grande
Obama che dopo 8 anni sara' costretto per legge ad abbandonare una posizione
che merita ampiamente.

Questa e' la differenza tra un grande politico e una classe indegna come quella
Italiana, che ha portato alla rovina il nostro bel Paese, per l'avidita' di 
arricchirsi alle spalle di un popolo che si spacca la schiena e in cambio riceve
solo umiliazioni e ruberie  !!!!


GIORDANO ENRICO

giovedì 1 novembre 2012

LA GUERRA FRA COMUNI

La tanto attesa riforma per ridurre le spese pubbliche , a cominciare dal
famoso accorpamento dei comuni, ha scatenato le liti piu' assurde dovute
ad antiche rivalita' campanilistiche , come quella tra Pisa e Livorno.

Parliamo tanto di Europa unita, ma all'interno del nostro meraviglioso
paese , non siamo capaci di scrollarci di dosso i provincialismi da quattro
soldi, che non fanno altro che bloccare ogni tipo di ammodernamento e
riforma strutturale.

Ma dico io, come possiamo pretendere di sposare la causa di Eurolandia
con questo tipo di mentalita' medioevale? Daccordo, da quando e' stato
deciso l'ingresso nel progetto comunitario, abbiamo visto un importante
declino del nostro potere di acquisto, un aumento vertigionoso dei prezzi,
un impoverimento di tutto il sistema economico. Ma ormai ci siamo dentro
e decidere di tornare indietro mi sembra decisamente una follia assurda.

Mi cadono le braccia nel sentire Pisani e Livornesi che si insultano , neanche
fossimo ai tempi dei guelfi e ghibellini, ora e' il momento dei sacrifici se
ancora non l'hanno capito, non si possono piu' mantenere centinaia di
dipendenti pubblici, per gestire il lavoro che possono tranquillamente fare
molte meno persone , grazie alle nuove tecnologie.

Cominciamo a ragionare in un ottica comunitaria, perche' solamente reman-
do tutti nella stessa direzione , possiamo uscire dal tunnel della crisi.



GIORDANO ENRICO

martedì 30 ottobre 2012

LA POLITICA VIENE SCONFITTA IN SICILIA



Oggi ho assistito ad una paradossale affermazione di un politico, che dopo
il risultato delle elezioni in Sicilia ha affermato che il popolo locale e' stato
il vero perdente, perche' ha prevalso l'astensione . La verita' caro mio e' che
i reali sconfitti di questa tornata elettorale sono i politici, nei confronti dei
quali la gente ha dimostrato una freddezza e un disinteresse piu' unici che
rari.

Sono finiti i tempi del voto di scambio, perche' oggi di lavoro non se ne vede
neanche l'ombra e quindi manca il materiale per lo scambio stesso.....
Questa triste abitudine dei tempi passati, e' stato il vero cancro di questa

Regione, che ha bisogno di uomini veri, con idee moderne mirate allo
sviluppo di una terra meravigliosa dalle grandi potenzialita' , rimasta
vittima del saccheggio di politici disonesti.

Non mi interessa fare nomi e cognomi, dico solo che e' ora di cambiare rotta
guardare avanti e smetterla di rinvangare un passato di cui tutti sappiamo
morte e miracoli, soprattutto morte purtroppo......e chi ha orecchie per
intendere , intenda.

Avanti a volti nuovi, come il movimento Grillo che parla il linguaggio della
gente comune, senza tanti paroloni che stringi stringi , non hanno alcun
contenuto. Ho sentito una recente intervista a Vendola , nella quale e' stato
sollevato il problema dei quarantenni senza lavoro che non riescono a
ricollocarsi. Ebbene, il tanto osannato politico Pugliese si e' esibito in una
vera e propria "supercazzola", ovvero tante parole per non dire alla fine un
bel niente.....

E in Sicilia avviene la stessa cosa, si cambia tutto per non cambiare nulla,
sin dai tempi del Gattopardo di Visconti. C'e' bisogno di formare le nuove
generazioni, per renderle preparate ai cambiamenti del mercato del lavoro.
Non si investe piu' nella cultura , anzi si riducono i soldi investiti in Biblioteche e scuole, ma come si puo' pretendere di migliorare senza avere
una base culturale?

Certo fa comodo avere persone poco informate , perche' il termine ignorante
io lo rifiuto. Sono piu' facili da comandare , perche' non sanno difendersi nei
dovuti modi. La gente e' vittima di un sistema politico, che le sta togliendo
ogni piu' semplice diritto, perche' ricordiamoci sempre che la costituzione
nell'articolo 1 sostiene che il nostro amato paese e' una Repubblica basata
sul lavoro.......e meno male ......figuriamoci se non fosse stato scritto.......

Svegliatevi cari politici, la gente siciliana e' stanca di finte promesse , ci
vogliono i fatti e soprattutto gente onesta che lavora per il bene comune e
cerca di eliminare le grandi sacche di poverta' presenti nell'Isola.



Il vostro

GIORDANO ENRICO





BERLUSCONI, BUGIARDO BUGIARDO




Ci risiamo con le solite bugie del Cavaliere, che promette di riscendere in
campo, in nome del popolo di Italiano bisognoso di una guida sicura e di
una importantissima riforma della giustizia......

La verita' e' ben altra, come avrebbe sostenuto il mio mentore Indro Monta-
nelli, che sempre ha sostenuto che il peggior difetto di Berlusconi era la sua
indole bugiarda, spinta dal suo infinito ego che lo porta a calpestare tutto e
tutti per raggiungere i suoi biechi obbiettivi.

Non dimentichiamoci la vergognosa cacciata di Montanelli dalla sua grande
creatura "Il Giornale", perche' si rifiuto' di diventare uno dei tanti Yes Man
che circondano il Cavaliere, portando avanti i suoi principi e la sua liberta'
intellettuale.

Ora il buon Silvio ricomincia con la favoletta dell'abolizione dell'IMU e con
quella altrettanto ridicola, della riforma della giustizia, portata avanti per
tutelarsi dalla Magistratura dopo la recente condanna alla reclusione per
l'inchiesta sulla compravendita dei diritti tv. Ormai non ci caschiamo piu',
siamo vaccinati contro questa ennesima serie di falsita' sulle motivazioni
di un suo imminente ritorno in politica.

Ricordatevi del 1994, quando Berlusconi si decise a scendere in campo , a
causa della cacciata di Bettino Craxi, suo grande protettore. Promise un
milione di posti di lavoro, ma onestamente li stiamo ancora aspettando.
Io mi sono lasciato concquistare dalla sua grandissima capacita' di
comunicatore e incantatore di masse, arrivando a votarlo per diversi anni,
ma poi ho dovuto dar ragione al mio mentore Indro, che ci aveva visto lungo
sull'imprenditore di Arcore.

Caro Silvio, inutile che minacci Monti, perche'  a questo giro rischi di farti
veramente male, visto il gran bel lavoro svolto dall'attuale Presidente del
Consiglio, che ha dovuto spremere gli Italiani a causa della tua scellerata
politica tesa a risolvere i tuoi interessi personali, invece di pensare a nuove
riforme strutturali di cui aveva bisogno il Paese Italia.

BASTA SILVIO!!!!!! RESTA PURE A CASA......NON CI CASCHIAMO PIU' !!!!!



IL VOSTRO

GIORDANO ENRICO



lunedì 29 ottobre 2012

TERRORE A NEW YORK PER L'ARRIVO DELL'URAGANO


New York si ferma in attesa che si abbatta sulla metropoli l’uragano Sandy. L’arrivo è atteso per le 18 di oggi. Trasporti pubblici, scuole e Wall Street resteranno chiuse. Il Nyse potrebbe restare inattivo anche domani. In precedenza la direzione del mercato azionario più importante del mondo aveva annunciato il proseguimento degli scambi per via elettronica. "Le condizioni di rischio determinate dall'uragano Sandy rendono estremamente difficile mettere in sicurezza chi lavora qui e questa invece è la nostra priorità", ha reso noto Wall Street. L'ultima volta che la Borsa a New York chiuse fisicamente gli uffici fu nel 1987, in occasione dell'uragano Gloria.

Alle 17 di ieri Sandy era arrivato a 270 miglia da Cape Hatteras e a 530 miglia a sud di New York ad una velocità di 15 miglia all’ora. L’uragano porta con sé venti molto forti, a 75 miglia orarie, che tenderanno a rinforzarsi nelle prossime ore. I metereologi hanno avvertito le città della costa atlantica che Sandy potrebbe causare allagamenti mortali nel porto di New York e a Long Island. Lo stato di emergenza è stato dichiarato in Maine, Massachusetts, Connecticut, Rhode Island, New York, New Jersey, Delaware, Pennsylvania, Maryland, District of Columbia, Virginia e Carolina.

La tempesta è stata sopranominata, nel frattempo, Frankenstorm, perchè potrebbe entrare in collisione con un fronte freddo proveniente dal Midwest e con una corrente sempre fredda in arrivo dal Canada. Il mix fra i tre sistemi, che potrebbe dar vita ad un Superstorm ibrido, è atteso per Halloween. Lo scorso anno, l’uragano Irene causò una storica chiusura della metropolitana a New York e un danno alla città di 15 miliardi di dollari.








domenica 28 ottobre 2012

BIOGRAFIA DEL PIU' GRANDE GIORNALISTA DI SEMPRE


 


                                                    INDRO  MONTANELLI

 

 




Indro Montanelli (Fucecchio, 22 aprile 1909Milano, 22 luglio 2001) è stato un giornalista, saggista e commediografo italiano.
Giornalista dalla prosa secca e asciutta, era in grado di spaziare dall'editoriale al reportage e al corsivo pungente. Fu per circa quattro decenni la bandiera del primo quotidiano italiano, il Corriere della Sera, e per vent'anni condusse un importante quotidiano d'opinione da lui stesso fondato, il Giornale. Fu autore di libri di storia cui arrise un vasto successo. In ognuno di questi ruoli seppe conquistarsi un largo seguito di lettori.
Figlio di Sestilio Montanelli (18801972) e di Maddalena Doddoli (18861982), Indro nacque a Fucecchio (FI) in Toscana[1] nel palazzo di proprietà della famiglia della madre. A tale circostanza sono riferite alcune «leggende», la più famosa delle quali – raccontata dallo stesso Indro – narra che dopo un litigio (gli abitanti di Fucecchio erano divisi in «insuesi» e in «ingiuesi», cioè di sopra e di sotto; la madre era insuese e il padre ingiuese) la famiglia materna ottenne di far nascere il bambino nella propria zona collinare, mentre il padre scelse un nome adespota, estraneo alla famiglia materna e neppure presente nel calendario[2]. Il nome Indro, scelto dal padre, infatti è la mascolinizzazione del nome della divinità induista Indra, poi trasformato nel soprannome "Cilindro" dagli amici e anche da alcuni avversari politici[3].
Passò l'infanzia nel paese natale, spesso ospite nella villa di Emilio Bassi, sindaco di Fucecchio per quasi un ventennio, nei primi anni del Novecento. A Emilio Bassi, che considerava come un «nonno adottivo», restò legato tanto da volere che a lui fosse cointitolata la Fondazione costituita nel 1987.[4]
Sin da ragazzo, Montanelli iniziò a soffrire di depressione, un male che lo segnerà per tutta la vita[5]:
« La prima crisi fu a undici anni. Mi svegliai una notte urlando "Muoio, muoio!". Una mano mi attanagliava la gola, mi sentivo soffocare. Accorsero i miei genitori, un po' mi quietai, ma smisi di dormire e di mangiare per mesi, avevo paura di tutto, un vero terrore, e mi sentivo addosso la tristezza del mondo intero. Dovetti abbandonare la scuola per quell'anno. I sintomi si sono poi ripresentati identici più o meno ogni sette anni, ciclicamente.[6] »
Il padre, preside di Liceo (il più giovane d'Italia[5]), fu trasferito prima a Rieti (nel 1922), poi a Lucca, nonché a Nuoro presso il Liceo Classico "G. Asproni", dove il giovane Indro lo seguì. A causa degli spostamenti del padre, frequentò il liceo a Rieti, dove nel 1925 conseguì la maturità. Prima di diplomarsi, insieme al figlio del locale prefetto, aveva organizzato uno sciopero degli studenti e una manifestazione contro gli stessi preside e prefetto[5] (episodio poi raccontato dallo stesso Montanelli in Un due tre, trasmissione televisiva del 1959).
Nel 1930 si laureò in giurisprudenza a Firenze, con un anno di anticipo sulla durata normale dei corsi, discutendo una tesi sulla «legge Acerbo» in cui criticava il provvedimento, sostenendo che era stato pensato per abolire le elezioni[7]. Ottenne la valutazione di centodieci e lode.[8] Successivamente frequentò corsi di specializzazione all'Università di Grenoble, della Sorbona e di Cambridge. Nel 1932 ottenne una seconda laurea, in scienze politiche e sociali, sempre a Firenze[9], con una tesi in cui valutava positivamente la politica di isolamento inglese[7].
Nel 1929 fu allievo ufficiale a Palermo ove, vittima delle crisi depressive, fu raggiunto dalla madre che provava a rassicurarlo[5]. La madre, molto tempo dopo, raccontò l'episodio in televisione[10].

Gli anni trenta [modifica]

« Io mi considero un condannato al giornalismo, perché non avrei saputo fare niente altro »
(Indro Montanelli, Questo secolo, 1982[11])
Montanelli debuttò sulla rivista Frontespizio di Piero Bargellini, con un articolo su Byron e il cattolicesimo (luglio-agosto 1930). Fu attento lettore di altre riviste, specie di L'Italiano di Leo Longanesi (destinato, dal 1937, a diventare suo grande amico e, nel secondo dopoguerra, suo editore) e di Il Selvaggio di Mino Maccari: periodici, entrambi, che pur essendo fascisti furono fra i primi a fare "fronda", cioè a rompere con il coro conformista del regime.
Montanelli ripreso da Fedele Toscani[12] nella sede del Corriere della Sera a Milano nel 1940
Nel 1932 collaborò al periodico fiorentino l'Universale di Berto Ricci, con una diffusione di circa millecinquecento copie. Nello stesso anno fu ricevuto da Benito Mussolini il quale, secondo il racconto che lo stesso Montanelli avrebbe reso ad Enzo Biagi per la trasmissione Questo secolo, del 1982, intendeva elogiarlo per un articolo anti-razzista che aveva scritto[11].
« Mi disse: «Avete fatto benissimo a scrivere quell'articolo, il razzismo è roba da biondi». Senza rendersi conto che io, che allora avevo i capelli, ero biondo… »
(Indro Montanelli, Questo secolo, 1982)
Dopo un breve soggiorno a Grenoble[5], esordì come giornalista di cronaca nera nel 1934 a Parigi, al Paris-Soir, al quale si era offerto come "informatore volontario"[5]. Collaborava contemporaneamente al quotidiano italo-francese diretto da Italo Sulliotti L'Italie Nouvelle. Fu poi mandato come corrispondente in Norvegia e da lì in Canada (sempre per Paris-Soir)[5]. Gli articoli che Montanelli spedì dal Canada furono notati da Webb Miller, all'epoca inviato parigino della United Press, che suggerì all'agenzia di assumerlo. Montanelli iniziò quindi a lavorare come apprendista alla sede centrale della UP, a New York[5], mantenendo tuttavia rapporti professionali con Paris-Soir[7]. Fu infatti la rivista parigina a offrirgli la possibilità di realizzare il suo primo scoop[13][14], un'intervista con il magnate Henry Ford.
Nel 1935 l'Italia fascista invase l'Etiopia. Montanelli si propose come inviato in zona di guerra, ma l'agenzia non acconsentì perché essendo italiano non avrebbe potuto essere obiettivo nelle sue corrispondenze, così lasciò la United Press e si arruolò volontario[11].
Partecipò alla guerra (iniziata nell'ottobre 1935) come sottotenente in un battaglione coloniale di Ascari (comandante di compagnia in seno al XX Battaglione Eritreo[5]):
« Questa guerra è per noi come una bella lunga vacanza dataci dal Gran Babbo in premio di tredici anni di scuola. E, detto fra noi, era ora. »
(Indro Montanelli, ringraziando Benito Mussolini ("Gran Babbo"), nel raccontare la sua esperienza di comandante di una compagnia di Ascari durante la guerra d'Etiopia.[15])
La guerra di Montanelli durò solo fino a dicembre: fu ferito e dovette abbandonare i combattimenti. Durante la sua permanenza al fronte aveva iniziato a scrivere un libro-reportage, che diede alle stampe all'inizio del 1936, mentre era ancora all'estero[5]. L'opera, XX Battaglione Eritreo, in maggio fu recensita favorevolmente da Ugo Ojetti (sul Corriere della Sera) e da Goffredo Bellonci; la sua tiratura raggiunse le 30.000 copie[5]. Il padre di Indro, Sestilio, si trovava in Africa Orientale per dirigere una commissione di esami per militari e civili dell'esercito residenti nelle colonie. Intercesse presso il direttore del quotidiano di Asmara La Nuova Eritrea, Leonardo Gana, facendolo assumere. Montanelli ottenne così la tessera di giornalista. Nel gennaio 1936 fu trasferito dal XX Battaglione Eritreo al Drappello Servizi Presidiari e iniziò a prestare servizio presso l'Ufficio Stampa e Propaganda.[16]
In Etiopia Montanelli sposò un'eritrea musulmana di 12 anni, Fatima[5], versando al padre la convenuta cifra di 500 lire, secondo i costumi locali; compresi nel prezzo, ebbe a raccontare l'interessato, anche un cavallo e un fucile[11]. Questa prima moglie lo seguì per l'intera permanenza in Africa.[17]
Redattore de La Nuova Eritrea, Montanelli scrisse un pezzo per Civiltà Fascista intitolato "Dentro la guerra":
« Non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può, non si deve. Almeno finché non si sia data loro una civiltà. »
(Indro Montanelli, gennaio 1936, Civiltà Fascista[18])
Manlio Morgagni, direttore dell'Agenzia Stefani e fedelissimo di Mussolini, lo avrebbe voluto come corrispondente dall'Asmara, ma la trattativa non ebbe esito positivo. Quando il padre ritornò in Italia, Indro lo seguì.[19]
Tornato in Italia nell'agosto 1936, Montanelli ripartì per la guerra civile spagnola come corrispondente per il quotidiano romano Il Messaggero, scrivendo articoli anche per L'Illustrazione Italiana e il neonato settimanale Omnibus di Longanesi. Le sue posizioni sulla spedizione in Spagna gli crearono seri problemi con il regime.
In un resoconto sulla battaglia di Santander diede descrizione della resa della guarnigione repubblicana iniziando con questo incipit: "È stata una lunga passeggiata militare con un solo nemico: il caldo."[10][20] La sua simpatia per gli anarchici spagnoli lo portò ad aiutare uno di loro, che accompagnò fuori della frontiera; il gesto venne ricompensato da "El Campesino"[21], capo anarchico della 46ª divisione nella Guerra di Spagna, con il dono di una tessera della Federación Anarquista de Cataluña di cui Montanelli si sarebbe fregiato per tutta la vita[22]. Una volta rimpatriato, il minculpop, con l'intervento diretto di Mussolini, lo cancellò dall'albo dei giornalisti per l'articolo sulla battaglia di Santander, considerato offensivo per l'onore delle forze armate. Gli fu anche tolta la tessera del Partito[20], che poi nulla egli fece per riavere. Alla vigilia del processo con il quale avrebbe potuto essere condannato al confino, Montanelli raccontò di aver minacciato che in dibattimento avrebbe chiesto che venisse fatto il nome di un morto, uno solo; "e allora il processo non si fece più"[10].
Per evitare il peggio, Giuseppe Bottai, allora ministro dell'Educazione nazionale e suo amico dai tempi dell'Etiopia[5], prima gli trovò in Estonia un lettorato di italiano nell'Università di Tartu, poi lo fece nominare direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Tallinn, la capitale[23]. Come racconta in Pantheon Minore, a Tallinn, su richiesta del colonnello russo Engelhardt, Montanelli diede ospitalità alla moglie russa di Vidkun Quisling, che di lì a qualche anno sarebbe divenuto il capo del regime collaborazionista di Oslo, avendo modo in quell'occasione di conoscere anche il futuro fører di Norvegia[5][24].

Gli anni della seconda guerra mondiale [modifica]

Ritornato in Italia, entrò nel 1938 al Corriere della Sera grazie anche all'interessamento di Ugo Ojetti, che credeva nel suo talento giornalistico[25]. Ojetti, ex direttore del Corriere, fece il suo nome ad Aldo Borelli, il direttore in carica, che l'incaricò di scrivere articoli di viaggi e letteratura, con la consegna di tenersi lontano dai temi politici[26]
Montanelli fece l'inviato di guerra[27] in giro per l'Europa. Nel 1939 fu in Albania, diventata quell'anno colonia italiana; sarebbe stato Bottai a fare il suo nome a Galeazzo Ciano, indicandolo come la persona più adatta a raccontare la nuova conquista[5].
Tornato dall'Albania, seguì nell'agosto 1939 un gruppo di 200 giovani fascisti che partivano per un'impresa di ardimento consistente nel percorrere in bicicletta la Germania, da Sud a Nord, sino a Berlino, con la scorta di una colonna della Hitlerjugend[5]. Fra le sue corrispondenze, ve ne fu una in cui si inventò che i ciclisti italiani si sarebbero fermati in Austria ad aiutare i coloni a mietere il grano[5].
Il 1º settembre 1939[28], mentre si trovava ancora in Germania, conobbe sul Corridoio di Danzica Adolf Hitler, alla presenza dello scultore Arno Breker e dell'architetto Albert Speer (che confermò poi, nel 1979, la veridicità di quell'incontro).[29]
Con lo scoppio della seconda guerra mondiale, Montanelli si recò al fronte. Oltre all'invasione della Polonia, assistette a quella dell'Estonia da parte dei sovietici. In Finlandia dall'ottobre 1939, fu appassionato testimone del tentativo d'invasione da parte dell'URSS; nei suoi articoli per il Corriere della Sera trasparve una forte propensione per la causa finlandese. Da quelle corrispondenze nacque I cento giorni della Finlandia. Dopo il Trattato di Pace di Mosca (12 marzo 1940), si spostò in Norvegia per seguire l'invasione del paese ad opera dei tedeschi. Poi in maggio rientrò in Italia (dal 29 gennaio era stato reintegrato nella redazione del Corriere della Sera con un regolare contratto di assunzione).
Con l'entrata in guerra dell'Italia (giugno 1940), Montanelli venne inviato in Francia e nei Balcani; poi gli fu assegnato l'incarico di seguire la campagna militare italiana come corrispondente dalla Grecia e dall'Albania. Raccontò di aver scritto poco, per malattia ma soprattutto per onestà intellettuale: il regime gli imponeva l'obbligo di propaganda, ma sotto i suoi occhi l'esercito italiano subiva seri danni[30].
Decise di rimpatriare nel 1942 per sposarsi con l'austriaca Margarethe De Colins De Tarsienne[31], che aveva conosciuto nel 1938 (l'unione si concluse con la separazione nel 1951).[32]. Dal 1942 al 1943 scrisse sul settimanale Tempo sotto lo pseudonimo di "Calandrino".[31]
Nel 1943 visse il disfacimento dell'8 settembre e si associò al movimento Giustizia e Libertà. Fu inserito nella lista dei ricercati; scoperto dai tedeschi prima che riuscisse ad unirsi effettivamente alle formazioni combattenti, fu incarcerato (5 febbraio 1944) e condannato a morte (20 febbraio 1944). Riuscì ad evitare la sentenza per intercessione del cardinale di Milano Ildefonso Schuster[33][34][35][36][37][38][39][40][41]. Fuggì da San Vittore grazie all'aiuto della famiglia Crespi, proprietaria del Corriere della Sera[42]. Successivamente fu aiutato a fuoriuscire dall'Italia grazie alla rete clandestina O.S.C.A.R. (Opera Scoutistica Cattolica Aiuto Ricercati). Dall'esperienza trascorsa nella prigione di Gallarate e poi in quella di San Vittore trasse ispirazione per il romanzo Il generale Della Rovere[43].
Dopo la sua fuga dal carcere, Montanelli trovò rifugio in Svizzera, dove però incontrò una fredda accoglienza da parte della comunità di fuoriusciti antifascisti, i quali gli rinfacciarono le sue esperienze militari e giornalistiche sotto il regime. Fu anche a causa di questo che, quando Montanelli fece ritorno in Italia (25 aprile 1945), dovette affrontare un clima ostile[44]. Il Corriere della Sera era stato commissariato, in nome del Comitato di liberazione nazionale, da Mario Borsa, il quale organizzò l'epurazione di vari giornalisti ritenuti colpevoli di connivenza col regime[45]. A indicare i nomi degli epurati fu designato Mario Melloni, il futuro "Fortebraccio", che «siccome era un galantuomo, alle fine non epurò nessuno, o quasi. Io [Montanelli] fui uno dei pochi»[46]. Montanelli dovette ricominciare dal "settimanale popolare" del Corriere, La Domenica del Corriere (all'epoca intitolata "Domenica degli Italiani"), di cui assunse la direzione nel 1945. Solo alla fine dell'anno seguente poté tornare in via Solferino.
Riallacciò i rapporti con l'amico Leo Longanesi, pubblicando alcune opere con la sua nuova casa editrice, la Longanesi & C (tra cui Morire in piedi, 1949). Nel 1950, assieme a Giovanni Ansaldo e Henry Furst, aiutò Longanesi a fondare il settimanale Il Borghese. Scrisse anche un articolo per il primo numero, datato 15 marzo 1950[47].
Montanelli, oltre che con Longanesi, strinse un'amicizia profonda con un altro personaggio importante nella cultura italiana dell'epoca, Dino Buzzati.[48] Il terzo intellettuale con cui Montanelli strinse una forte e duratura amicizia fu Giuseppe Prezzolini, che stimava per l'indipendenza di pensiero[49].

Gli anni cinquanta e sessanta [modifica]

Fino alla fine del 1953 Montanelli fu impegnato come inviato speciale del Corriere, spesso all'estero. Dal 1954 iniziò la sua collaborazione stabile con Il Borghese, in cui firmò gli articoli sotto gli pseudonimi di Adolfo Coltano[50] e Antonio Siberia e di cui fu una delle tre colonne portanti, assieme a Longanesi e [[Giovanni Ansaldo (giornalista)|Giovanni Ansaldo].[51].
Nello stesso periodo accettò la richiesta di Dino Buzzati di tornare a collaborare con La Domenica del Corriere. Buzzati gli diede una pagina intera; nacque la rubrica «Montanelli pensa così», che divenne poi «La Stanza di Montanelli», uno spazio in cui il giornalista rispondeva ai lettori sui temi di attualità più caldi. In breve tempo diventò una delle rubriche più lette d'Italia.
Grazie al successo della rubrica, Montanelli accettò di scrivere a puntate la storia dei Romani e poi quella dei Greci. Cominciò così la carriera di storico, che fece di Montanelli il più venduto storico italiano[52].
Exquisite-kfind.pngPer approfondire, vedi la voce Storia d'Italia (Montanelli).
Il primo libro venne intitolato Storia di Roma e fu pubblicato a puntate su La Domenica del Corriere e poi, nel 1957, raccolto in volume per Longanesi. Dal 1959 in poi la fortunata serie venne edita dalla Rizzoli Editore. La serie continuò con la Storia dei Greci, per poi riprendere con la Storia d'Italia dal Medioevo ad oggi.
Quando la parlamentare socialista Lina Merlin nel 1956 propose un disegno di legge che prevedeva l'abolizione della regolamentazione della prostituzione in Italia e la lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui, in particolare attraverso l'abolizione delle case di tolleranza, Montanelli si batté pervicacemente contro quella che veniva già chiamata – e si sarebbe da allora chiamata – "Legge Merlin". Diede alle stampe un pamphlet intitolato Addio, Wanda!, nel quale scriveva tra l'altro:
« … in Italia un colpo di piccone alle case chiuse fa crollare l'intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli, la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre istituzioni trovavano la più sicura garanzia… »
Nello stesso 1956 la sua attività d'inviato aveva portato Montanelli a Budapest, dove fu testimone della rivoluzione ungherese. La repressione sovietica gli ispirò la trama di un'opera teatrale, I sogni muoiono all'alba (1960), da lui portata anche al cinema l'anno successivo insieme a Mario Craveri ed Enrico Gras, con Lea Massari e Renzo Montagnani nel ruolo dei giovani protagonisti.
Nel 1963, dopo il disastro del Vajont, assunse una posizione controversa in merito alle reali cause della tragedia,[53] affermando il carattere di catastrofe naturale della stessa[54] e tacciando di "sciacallaggio" l'attività di alcuni giornalisti italiani, tra i quali Tina Merlin dell'Unità, che avevano denunciato i rischi derivanti dalla costruzione della diga per l'incolumità della popolazione; egli non rinnegò mai questa sua opinione negli anni, nonostante le responsabilità accertate dalla magistratura[55].
Montanelli nel 1968
A partire dal 1965 partecipò attivamente al dibattito sul colonialismo italiano. In accesa polemica con lo storico Angelo Del Boca, Montanelli sostenne ostinatamente l'opinione secondo cui quello italiano fu un colonialismo mite e bonario, portato avanti grazie all'azione di un esercito cavalleresco, incapace di compiere brutalità, rispettoso del nemico e delle popolazioni indigene[56]. Nei suoi numerosi interventi pubblici negò ripetutamente l'impiego sistematico di armi chimiche come iprite, fosgene e arsine da parte dell'aviazione militare italiana in Etiopia[57][14], salvo poi nel 1996 scusarsi quando il suo oppositore dimostrò, documenti alla mano, l'impiego di tali mezzi di distruzione[58].
Dichiaratamente anticomunista, "anarco-conservatore" (come amava definirsi su suggestione del grande amico Prezzolini) e controcorrente, vedeva nelle sinistre un pericolo incombente[59], in quanto foraggiate dall'allora superpotenza sovietica[60].
Nel 1968 Montanelli pubblicò sul Corriere una serie di inchieste sulle città che aveva maggiormente nel cuore. I servizi riguardarono, tra le altre, Firenze e Venezia. Il giornalista dedicò ampio spazio alla Serenissima,[61] lanciando l'allarme per la salvaguardia della città. Montanelli rilevò i pericoli che la crescente industrializzazione stava arrecando al delicato ecosistema lagunare. Stabilì un rapporto causa-effetto tra la forte industrializzazione della zona attorno a Porto Marghera e l'inquinamento a Venezia, la città e i suoi monumenti. Infine denunciò il silenzio delle pubbliche autorità, che continuavano ad ignorare i sintomi del degrado della laguna (su tutti l'acqua alta, che proprio in quegli anni iniziava ad essere molto frequente). Impiegò, in quest'opera di impegno civile svincolata da tematiche o colorazioni partitiche, tutta la sua autorevolezza personale[62]. L'anno seguente, nel 1969, Montanelli registrò tre reportage televisivi per la Rai, dedicati rispettivamente a Portofino, Firenze e Venezia[63].
Interrogato sulle sue presunte simpatie fasciste, Montanelli nel 1972 dichiarò ne L'ora della verità, trasmissione televisiva di Gianni Bisiach:
« Nella mia prima gioventù, Mussolini mi piaceva moltissimo; perché? Perché mi metteva in divisa, mi faceva sfilare, lo confesso: quando vedo Mussolini mi si rimescola dentro. Perché? Perché Mussolini sono i miei vent'anni, i miei stupidi e bellissimi vent'anni!
E non li posso rinnegare.
»
(Indro Montanelli, L'ora della verità, 1972[10])

L'abbandono del Corriere [modifica]

A partire dalla metà degli anni sessanta, dopo la morte di Mario e Vittorio Crespi e la grave malattia del terzo fratello Aldo, la proprietà del Corriere fu gestita dalla figlia di quest'ultimo[37]. Sotto il controllo di Giulia Maria, il quotidiano operò una netta virata a sinistra. La nuova linea venne varata nel 1972, con il licenziamento in tronco del direttore Giovanni Spadolini e la sua sostituzione con Piero Ottone.
Montanelli diede un giudizio tagliente sull'operazione. In un'intervista a L'Espresso dichiarò che «Un direttore non lo si caccia via come un domestico ladro» e, rivolgendosi ai Crespi, stigmatizzò il «modo autoritario, prepotente e guatemalteco che hanno scelto per imporre la loro decisione»[64]. L'articolo fece sensazione. Montanelli ricevette addirittura una proposta di candidatura alle imminenti elezioni politiche[65] da Ugo La Malfa, presidente del Partito repubblicano e suo amico personale (era stato lui a introdurre il giornalista, nel 1935, nel gruppo di antifascisti che in seguito avrebbero fondato il Partito d'Azione[66]). Montanelli declinò la proposta, girandola signorilmente a Spadolini. Un altro terreno di scontro con la proprietà del Corriere fu la sostituzione del capo della redazione romana, Ugo Indrio. Dopo il cambio di direttore, Indrio fu costretto a dimettersi; Montanelli lo difese, ma non riuscì ad evitare il suo allontanamento.
A partire dal 1973 Montanelli cominciò ad esprimere il proprio malumore sulla conduzione del giornale. Piero Ottone replicò con un articolo di fondo nel quale ribadiva la giustezza della propria posizione. Per evitare quella che considerava l'"autocensura rossa" attuata da molti colleghi, Montanelli scelse di limitarsi a curare una rubrica settimanale[67], «Montanelli risponde». Il giornalista entrò definitivamente in rotta di collisione con la proprietà in seguito a due interviste rilasciate nell'ottobre 1973 e ad un articolo molto polemico nei confronti di Camilla Cederna grande amica di Giulia Maria Crespi. La prima fu pubblicata il 10 ottobre sul settimanale politico-culturale Il Mondo. Montanelli dichiarava a Cesare Lanza:
« Non esiste un contrasto personale fra Piero Ottone e me. Siamo, anzi, in ottimi rapporti. C'è piuttosto un'impostazione del Corriere della Sera del tutto diversa da quella che è la tradizione del giornale: dissensi sull'attuale indirizzo esistono e sono stati apertamente manifestati. Un dissenso niente affatto sotterraneo, un dibattito; e può darsi che esso si concluda con la sconfitta di chi sostiene questi valori tradizionali. In questo caso, potrebbe avvenire una secessione. »
(Giampaolo Pansa, Comprati e venduti, Bompiani, 1977, pag. 143.)
E concludeva lanciando un appello:
« Ci vorrebbe da parte di una certa borghesia lombarda, che si sente defraudata dal suo giornale, un gesto di coraggio, di cui però questa borghesia, capace in fondo solo di brontolare, non è capace. »
(Giampaolo Pansa, op. cit., pag. 143.)
La seconda uscì il 18 ottobre su Panorama. L'intervista, raccolta da Lamberto Sechi, venne pubblicata con il titolo «Montanelli se ne va». E nel sommario: "A novembre mi metto in pensione, annuncia il più famoso giornalista italiano. I motivi: dissensi sulla nuova linea del Corriere, vecchia ruggine con uno dei proprietari, Giulia Maria Crespi. Per adesso pensa a portare a termine gli ultimi volumi della sua Storia d'Italia. Ma non gli dispiacerebbe, dice, fondare un nuovo giornale" .
L'editorialista spiegava:
« Tra virgolette, ora mi si può solo attribuire questo: il Corriere era un giornale misto, nel senso che conciliava il tipo di giornale a grande tiratura con quello di giornale d'élite. È molto probabile che questo compromesso si basasse su un tipo di pubblico e di società che non esiste più e che quindi oggi ci si deva [sic] rinunciare. Questa rinuncia Ottone la sta compiendo con coerenza (il giornale è anche tecnicamente fatto bene) e forse non poteva esimersi dal compierlo. Ma mette me in estremo disagio. Non gliene faccio alcun rimprovero. Semplicemente constato che le mie attitudini, la mia mentalità, il mio stile, tutto mi rende difficile l'adeguamento. »
(Franco Di Bella, Corriere segreto, Rizzoli, 1982, p. 402 (Appendice).)
Nel seguito dell'articolo, Panorama scriveva che Montanelli stava già pensando di realizzare un nuovo giornale con alcuni suoi fedelissimi, molti dei quali lavoravano con lui al Corriere. Avuta l'anticipazione del testo, il 17 ottobre, Giulia Maria Crespi e Piero Ottone non apprezzarono affatto l'intervista. Quello stesso giorno, in serata, Ottone si recò al domicilio milanese di Montanelli per comunicargli la decisione del suo licenziamento. Montanelli, però, se ne andò volontariamente, presentando le dimissioni e accompagnandole da un polemico articolo di commiato. L'articolo non fu pubblicato: il Corriere diede la notizia con un comunicato, su una colonna, il 19 ottobre[68].
Il giorno stesso della sua uscita dal Corriere, Montanelli ricevette un'offerta da Gianni Agnelli, che gli propose di scrivere su La Stampa. L'offerta fu accettata. Indro pubblicò il suo primo pezzo sul quotidiano torinese il 28 ottobre[69]. Montanelli lasciò anche la sua "storica" rubrica sul settimanale La Domenica del Corriere per traslocare sul concorrente Oggi[70]. Il 17 marzo 1974 preannunciò sul quotidiano torinese il suo progetto di fondare un nuovo giornale; il suo ultimo articolo su La Stampa comparve il 21 aprile. Chiamò la nuova creatura Il Giornale Nuovo[71]. Nella sua "traversata nel deserto" dal Corriere al Giornale lo seguirono molti validi colleghi che, come lui, non condivisero il nuovo clima interno al Corriere, tra i quali Enzo Bettiza, Egisto Corradi, Guido Piovene, Cesare Zappulli, e intellettuali europei come Raymond Aron, Eugène Ionesco, Jean-François Revel e François Fejtő.
All'inizio del 1974 il progetto di fondazione del nuovo quotidiano era definitivo. Trovò un insperato sostegno finanziario nella Montedison (guidata all'epoca da Eugenio Cefis), che gli fornì 12 miliardi di lire per tre anni[72]. Montanelli ottenne di rimanere il proprietario della testata con i giornalisti cofondatori.
Nello stesso anno si sposò in terze nozze con la collega Colette Rosselli, corsivista del settimanale Gente più nota con lo pseudonimo di «Donna Letizia»[73].

Direttore del Giornale [modifica]

Con il Giornale (il primo numero uscì martedì 25 giugno 1974), Montanelli intese creare una testata che esprimesse le istanze delle forze produttive della società, in particolare della piccola e media borghesia lombarda[74], inserendosi nel dibattito politico in guisa di interlocutore esterno alla politica, non schierato se non su orientamenti di massima e fautore di una destra ideale[75]. L'iniziativa, in cui Montanelli ebbe l'opportunità di rappresentare con maggiore evidenza le proprie posizioni sempre poco conformiste e spesso originali, fu accolta con ostilità da gran parte del monto della stampa nazionale e degli ambienti di sinistra[76]. Il Giornale si avvalse della collaborazione di diverse grandi figure del giornalismo italiano, fra cui Enzo Bettiza e, successivamente, Gianni Brera.
La prassi giornalistica di Montanelli fu influenzata dal praticantato fatto negli Stati Uniti, tenendo presente la massima imparata alla United Press, vale a dire che ogni articolo deve poter essere letto e capito da chiunque, anche da un «lattaio dell'Ohio». Divenne membro onorario dell'Accademia della Crusca, per la quale si batté, sulle pagine del Giornale, cercando di coinvolgere direttamente i suoi lettori, così che uno dei più antichi e importanti centri di studio sulla lingua italiana non scomparisse.
Nel 1975, Montanelli troncò la quarantennale amicizia con Ugo La Malfa. Il motivo della rottura, avvenuta in seguito ad una violenta lite[77], fu la decisione, da parte del presidente del PRI, di sostenere il compromesso storico, ovvero il riavvicinamento fra DC e PCI[78]. La lite sarebbe stata ricomposta solo nel 1979, pochi giorni prima della scomparsa di La Malfa[79].
Fra gli episodi che Montanelli ritenne a posteriori più importanti[80] nella storia della sua conduzione del Giornale, vi furono due campagne, entrambe lanciate nel 1976. La prima fu la raccolta fondi lanciata a favore delle vittime del terremoto del Friuli, che in poche settimane raccolse tre miliardi di lire. I proventi, affidati al cronista Egisto Corradi, vennero usati per la ricostruzione dei comuni di Vito d'Asio e Montenars e della frazione di Sedilis, nel comune di Tarcento.
L'altra campagna fu l'invito a votare per la DC, lanciato alla vigilia delle elezioni politiche italiane del 1976[81]. Dinanzi alla crescita del Partito Comunista Italiano, Montanelli sollecitò gli elettori moderati a impedire la salita al potere del partito di Berlinguer con uno slogan poi divenuto celebre[82]:
« Turiamoci il naso e votiamo DC. »
(Frase originalmente detta da Gaetano Salvemini alla vigilia delle elezioni politiche del 18 aprile 1948, come affermato dallo stesso Montanelli)
Sempre nel 1976, Montanelli fu contattato da Mike Bongiorno, che gli propose di condurre, sulla nascente rete televisiva Telemontecarlo, un notiziario curato dalla redazione del Giornale. La trasmissione, anch'essa intitolata Il giornale nuovo e per trasmettere la quale il quotidiano versò cento milioni di lire, ebbe un notevole successo nonostante gli scarsi mezzi tecnici a disposizione: il telegiornale, registrato in uno scantinato a Milano, fece registrare un'audience di alcuni milioni di telespettatori[83]. La popolarità della trasmissione fu accolta con ostilità dagli ambienti di sinistra: in particolare Eugenio Scalfari, direttore di Repubblica, accusò TMC di essere una rete illegale, e alcuni pretori ne bloccarono le frequenze[84].
Per tutto il periodo della sua conduzione, Montanelli curò sul Giornale una rubrica quotidiana, intitolata "Controcorrente", in cui commentava in modo sarcastico fatti e personaggi d'attualità. Su questa rubrica, fra l'altro, proseguì il duello a distanza, già iniziato sulle colonne del Corriere, con Fortebraccio, divenuto corsivista per l'Unità. I due giornalisti, di opposte ideologie (Fortebraccio era comunista) ma identica vis polemica, mascherarono in realtà sotto i reciproci attacchi una relazione personale di amicizia e stima, come testimoniato dall'ironico epitaffio che Melloni dichiarò sull'Unità di volere per se stesso: "Qui giace Fortebraccio / che segretamente / amo' Indro Montanelli. / Passante, perdonalo / perche' non ha mai cessato / di vergognarsene". Montanelli, sul Giornale, replicò che avrebbe voluto essere seppellito a fianco del collega, sotto l'epitaffio: "Vedi / lapide / accanto".[85][86]

L'attentato delle Brigate Rosse [modifica]

Il 2 giugno 1977 Montanelli fu vittima a Milano di un attentato delle Brigate Rosse. Mentre si stava recando, come ogni mattina, al giornale, venne ferito all'angolo fra via Manin e piazza Cavour (ove aveva sede il Giornale nel cosiddetto Palazzo dei giornali), con una pistola 7.65 munita di silenziatore. L'attentatore gli sparò tutti i sette colpi di un caricatore e un ottavo già in canna, colpendolo due volte alla gamba destra, una volta di striscio alla gamba sinistra e alla natica, secondo una pratica definita – con un neologismo coniato in quel periodo – «gambizzazione»[87].
L'attentatore, che probabilmente non sapeva che Montanelli portava con sé una pistola, lo avvicinò di spalle chiamandolo. Mentre il giornalista, fermatosi, stava girandosi per rispondergli, gli sparò a bruciapelo e poi scappò. Colpito, Montanelli, sentì cedere le gambe, ma non decise di estrarre la pistola. Il suo unico pensiero fu di non lasciarsi cadere a terra: si aggrappò alla cancellata dei Giardini[88] mentre urlava: "Vigliacchi, vigliacchi!" all'indirizzo dell'attentatore e di un suo complice in fuga; poi si lasciò scivolare a terra. Poco dopo dichiarò ad un soccorritore: "Quei vigliacchi mi hanno fottuto. Li ho visti in faccia, non li conosco, ma credo di poterli riconoscere"[89]. I proiettili trafissero la carne, fortunatamente senza ledere né ossa né vasi sanguigni [90].
Il Corriere della Sera dedicò un articolo al fatto di cronaca omettendo il suo nome nel titolo ("Milano […], gambizzato un giornalista"). Più ironico sulla Repubblica fu il vignettista Giorgio Forattini, che raffigurò l'allora suo direttore Eugenio Scalfari nell'atto di puntarsi una pistola contro il piede dopo aver letto la notizia dell'attentato a Montanelli, suggerendo che ne invidiasse la popolarità. Altri quotidiani pubblicarono la notizia in prima pagina[91].
L'attentato venne rivendicato dalla colonna Walter Alasia delle Brigate Rosse con una telefonata al Corriere d'Informazione. Secondo la rivendicazione dei terroristi perché "schiavo delle multinazionali". Due giorni prima, con la medesima tecnica, le Brigate Rosse avevano gambizzato a Genova Vittorio Bruno, vicedirettore de Il Secolo XIX, mentre il giorno successivo all'attentato a Montanelli venne gravemente ferito a Roma Emilio Rossi, a quel tempo direttore del TG1.

I rapporti con Silvio Berlusconi [modifica]

Nel 1977 terminò il finanziamento della Montedison. Montanelli accettò il sostegno di Silvio Berlusconi, all'epoca costruttore edile, che divenne socio di maggioranza nell'ottobre 1979. Secondo Felice Froio, Montanelli, sottoscrivendo il contratto con Berlusconi, gli avrebbe detto: «Tu sei il proprietario, io sono il padrone almeno fino a che rimango direttore. […] Io veramente la vocazione del servitore non ce l'ho»[92].
Il loro sodalizio durò senza significativi contrasti fino al 1994. Secondo quanto racconta Marco Travaglio, in una delle visite di Montanelli presso la villa di Arcore, Berlusconi gli fece visitare il proprio mausoleo funebre e, al termine della visita, giunti presso la sala dei loculi, gli avrebbe offerto un posto vicino a Previti, Dell'Utri e se stesso. Ma Montanelli declinò l'offerta, rispondendo ironicamente con l'incipit di una preghiera liturgica: «Domine, non sum dignus» ("O signore, non sono degno")[93] .
Secondo la versione raccontata da Montanelli, in seguito alla "discesa in campo" di Berlusconi, questi si presentò all'ufficio amministrativo del Giornale chiedendo a Montanelli di supportarne le iniziative politiche. Egli però decise di non seguirlo. Il Giornale passò sotto la guida di Vittorio Feltri.
Da un'intervista audiovisiva rilasciata ad Alain Elkann si evince che la loro separazione fu presa di comune accordo. Nell'intervista con Elkann, Montanelli spiega meglio la dinamica della sua uscita dal Giornale. Egli, riferendosi a Berlusconi, racconta: «Gli dissi: “Io non mi sento di seguirti in questa avventura, quindi noi dobbiamo separarci”… fu una separazione consensuale fra me e Berlusconi. Il patto su cui si reggeva la nostra convivenza, che era stato scrupolosamente osservato da tutt'e due le parti (ossia "Berlusconi è il proprietario del Giornale, Montanelli ne è il padrone"), era venuto meno»[94]. Montanelli ricostruisce quindi il dialogo che avvenne con Berlusconi, asserendo che non volle mettersi al suo servizio, sia perché non si era mai messo a servizio di nessuno e non riteneva opportuno cominciare con Berlusconi, sia perché riteneva che Berlusconi non potesse avere successo in politica.
Altri invece, citando lo stesso Montanelli, parlano di un aspro conflitto tra lui e Berlusconi e non convengono con coloro che sostengono la tesi che l'abbandono di Montanelli fosse in comune accordo con la proprietà[95]. Nel sua testimonianza autobiografica pubblicata postuma nel 2002, in ogni caso, il giornalista dichiarò che ciò che aveva scritto nel suo fondo di addio, ovvero che se n'era andato di sua iniziativa e non perché costretto, era «la verità»[96].
Il 10 gennaio 1994, Montanelli in una lettera aperta a Silvio Berlusconi scrisse:
« Ho creduto di metterti in guardia da quello che mi sembra un grosso azzardo [la discesa in campo]. A questa mia franchezza hai risposto venendo in assemblea di redazione a proporre un rilancio del Giornale purché adottasse una linea politica diversa per sostanza e per forma da quella seguita da me: e con questo hai sbarrato la strada ad ogni possibile intesa. »
(Federico Orlando, Il sabato andavamo ad Arcore, Edizioni Larus, 1995, pag. 214.)
Risultò quindi per lui una sorpresa la vittoria del suo ex-editore, che attribuì a una combinazione di fortuna e fiuto, e in particolare al fatto che, dopo Mani Pulite, l'elettorato desiderava votare qualcosa di nuovo. Nel 1996 Berlusconi invitò Montanelli a cena nella sua villa di Arcore, per riconciliarsi con lui[97]. Montanelli rimase comunque sempre convinto che Berlusconi fosse inadatto al ruolo di politico, per i suoi atteggiamenti prima ancora che per il suo conflitto di interessi[98]. In occasione delle elezioni politiche del 2001, dichiarò pubblicamente che avrebbe dato il suo voto alla coalizione di centro-sinistra, in quanto, convinto che la Casa delle Libertà avrebbe vinto le elezioni (come poi avvenne), temeva che un successo con margine troppo largo di voti avrebbe potuto portare Berlusconi a ritenersi un nuovo "uomo della provvidenza"[99].

Direttore della Voce [modifica]

Non ritenendo di poter accettare la direzione del Corriere della Sera (che non avrebbe assunto anche gli altri redattori del Giornale) offertagli da Paolo Mieli e Gianni Agnelli[25], Montanelli decise di fondare una nuova testata, La Voce, il cui nome fu scelto in omaggio a Giuseppe Prezzolini[100]. L'idea iniziale era di farne un settimanale[101], sul modello del Mondo di Mario Pannunzio: di conseguenza la progettazione della "terza pagina", la sezione culturale, risultò particolarmente curata. A far decidere Montanelli di pubblicare un quotidiano fu il numero di giornalisti alle sue dipendenze: a seguire il loro direttore nel passaggio dal Giornale alla Voce vi furono infatti 55 cronisti su 77[100]. Tra questi, Beppe Severgnini, Marco Travaglio e Peter Gomez. La nuova impresa tuttavia non ebbe vita lunga non riuscendo ad ottenere nel tempo un sufficiente volume di vendite: nonostante un esordio di 500.000 copie,[102][103] le vendite scesero presto sotto le 100.000 unità. L'ultimo numero fu pubblicato mercoledì 19 aprile 1995. Secondo Montanelli, una causa dell'insuccesso fu l'avere sovrastimato il numero di potenziali acquirenti della rivista, pensata per un pubblico di destra liberale, non soddisfatto della svolta populistica impressa da Berlusconi[100]. Un secondo errore fu la grafica troppo anticonvenzionale della pubblicazione, in particolare il fotomontaggio satirico e caricaturale che caratterizzava la prima pagina: la troppa aggressività delle immagini avrebbe contribuito ad allontanare i possibili acquirenti, abituati a uno stile più misurato[104]. In retrospettiva, tuttavia, l'avveniristica impostazione grafica, ideata dall'art director Vittorio Corona, avrebbe influenzato lo stile giornalistico degli anni successivi[105].
Dopo la chiusura della Voce, Montanelli tornò a lavorare per il Corriere della Sera, curando la pagina di colloquio coi lettori, la "Stanza di Montanelli". Le lettere e le risposte più significative furono in seguito raccolte nei due libri Le Stanze e Le Nuove stanze.
Il 22 luglio 2001, Montanelli si spense a Milano nella clinica La Madonnina (lo stesso luogo dove 29 anni prima era scomparsa un'altra figura storica del Corriere, Dino Buzzati). Il giorno seguente il direttore del Corriere della Sera pubblicò in prima pagina il necrologio di Montanelli, scritto da lui stesso pochi giorni prima di morire:
« Mercoledì, 18 luglio 2001 – ore 1:40 del mattino. Giunto al termine della sua lunga e tormentata esistenza – Indro Montanelli – giornalista – Fucecchio 1909, Milano 2001 – prende congedo dai suoi lettori ringraziandoli dell'affetto e della fedeltà con cui lo hanno seguito. Le sue cremate ceneri siano raccolte in un'urna fissata alla base, ma non murata, sopra il loculo di sua madre Maddalena nella modesta cappella di Fucecchio. Non sono gradite né cerimonie religiose, né commemorazioni civili[106]. »
(Corriere della Sera, 23 luglio 2001)
Migliaia di persone sfilarono nella camera ardente per rendergli omaggio[107].

Riconoscimenti ed eredità [modifica]

Fra i vari riconoscimenti tributati a Montanelli, spicca la nomina a senatore a vita offertagli nel 1991 da Francesco Cossiga, presidente della Repubblica. Il giornalista non accettò però la proposta, a garanzia della sua completa indipendenza. Dichiarò:
« Non è stato un gesto di esibizionismo, ma un modo concreto per dire quello che penso: il giornalista deve tenere il potere a una distanza di sicurezza. »
(Il Messaggero, 10 agosto 2001)
E ancora:
« Purtroppo, il mio credo è un modello di giornalista assolutamente indipendente che mi impedisce di accettare l'incarico. »
(Dalla sua lettera al Presidente Cossiga)
Montanelli al Teatro Nuovo di Milano, 1994, alla presentazione de La Voce
Montanelli fu autore e uomo di cultura riconosciuto e premiato anche all'estero: nel 1992 fu il primo italiano ad essere nominato Comandante di I classe dell'Ordine del Leone di Finlandia (Suomen Leijonan I lk:n komentaja)[108][109][110][111], nel 1994 ricevette l'International Editor of the Year Award della World Press Review[112], e nel 1996 ebbe il Premio Principe delle Asturie[113]. Fra i personaggi internazionali da lui intervistati, oltre al già citato Henry Ford, si possono ricordare Winston Churchill, Charles de Gaulle e Papa Giovanni XXIII.
Degna di nota è la cena che Indro Montanelli ebbe nel 1986, in Vaticano, con Giovanni Paolo II:
« La sera che cenai col Papa […] cenai praticamente da solo […]. Per la prima volta, nella mia lunga carriera d'inappetente sempre in imbarazzo per ciò che rifiuta, mi sentivo in colpa d'ingordigia. […] Quando ci alzammo da tavola, lui che c'era rimasto seduto quasi due ore a veder noi mangiare, mi accompagnò lungo il corridoio. Ma, passando davanti alla cappella, mi toccò il braccio e con qualche esitazione, come avesse paura di apparirmi indiscreto, mi disse: «So che sua madre era una donna molto pia. Vogliamo dire una piccola preghiera per lei?». C'inginocchiammo l'uno accanto all'altro. Ma quando, nel congedarmi, accennai a un inchino, me lo impedì serrandomi il polso in una morsa di ferro, e mi abbracciò accostando due volte la tempia alle mie. Come faceva mio padre, che baci non ne dava. »
(Indro Montanelli[114])
Statua del giornalista posta nei Giardini Pubblici Indro Montanelli di Porta Venezia, a Milano
Enzo Biagi ricordava il suo legame con il lettore: "Era il suo vero padrone. E quando vedeva lo strapotere di certi personaggi, si è sempre battuto cercando di rappresentare la voce di quelli che non potevano parlare"[115].
Il Comune di Milano ha intitolato al grande giornalista i Giardini Pubblici di Porta Venezia, divenuti «Giardini Pubblici Indro Montanelli». All'interno del parco è stata posta una statua raffigurante Montanelli intento nella stesura di un articolo con la celebre Lettera 22 sulle ginocchia.
La fondazione Montanelli Bassi ha istituito nel 2001 un premio di scrittura dedicato alla triplice figura di Montanelli, giornalista, storico e narratore, assegnato a cadenza biennale (la prima edizione si tenne nel 2003). Il premio, suddiviso nelle sezioni "Alla carriera" e "Giovani", prende in considerazione gli scritti nel settore del giornalismo, della divulgazione storica e della memorialistica[116].

Attività teatrale [modifica]

Montanelli fu un grande estimatore e frequentatore del teatro e, in particolare, del teatro di varietà[117]. Da giovane, secondo la testimonianza di Gastone Geron, fece anche da comparsa nella compagnia di Nanda Primavera, durante alcune rappresentazioni dell'operetta Il Paese dei Campanelli[118]. Dal 1937 al 1965 scrisse una decina di commedie che furono messe in scena da vari teatri di Milano, Roma e Torino:
  • L'idolo (1937)
  • Lo specchio delle vanità (1942), allestita al Teatro Carignano di Torino
  • L'illustre concittadino (1949), allestita al Teatro Excelsior di Milano (scritta con Mario Luciani)
  • Resisté (1955), allestita al teatro Olimpia di Milano
  • Cesare e Silla (1956), allestita al Teatro delle Maschere di Milano
  • Viva la dinamite! (1960), allestita al Teatro Sant'Erasmo di Milano
  • I sogni muoiono all'alba (1960)
  • Kibbutz (1961)
  • Il petto e la coscia (1964), allestita al Piccolo Teatro di via Piacenza di Roma
  • Il vero generale Della Rovere (1965), allestita al Teatro Sant'Erasmo di Milano (scritta con Vincenzo Talarico).
Nel 1959 collaborò con Federico Zardi e Vittorio Gassman alla stesura di testi per la trasmissione televisiva Il Mattatore[119].

Opere [modifica]

  • Commiato dal tempo di pace, Roma, Il Selvaggio, 1935
  • XX Battaglione eritreo, Milano, Panorama, 1936
  • Primo tempo, Milano, Panorama, 1936
  • Guerra e pace in A. O., Firenze, Vallecchi, 1937
  • Ambesà. Racconto, Milano, Garzanti, 1939
  • Albania una e mille, Torino, Paravia, 1939
  • Giorno di festa. Racconto, Milano, Mondadori, 1939
  • Vecchia e nuova Albania, Milano, Garzanti, 1939
  • I cento giorni della Finlandia, Milano, Garzanti, 1940
  • Gente qualunque, Milano, Bompiani, 1942
  • Guerra nel fiordo, Milano, Mondadori, 1942
  • La lezione polacca, Milano, Mondadori, 1942
  • Qui non riposano. Romanzo, Milano, Tarantola, 1945; Milano, Mondadori, 1949 [120]
  • Il buonuomo Mussolini, Milano, Edizioni Riunite, 1947
  • Vita sbagliata di un fuoruscito. A. Herzen, 1811-1871, Milano, Longanesi, 1947
  • L'illustre concittadino, con Mario Luciani, Torino, Società Editrice Torinese, 1949
  • Morire in piedi. Rivelazioni sulla Germania segreta, Milano, Longanesi, 1949
  • Padri della Patria, Milano, Mondadori, 1949
  • Incontri
Pantheon minore, Milano, Longanesi, 1950
Tali e quali, Milano, Longanesi, 1951
I rapaci in cortile, Milano, Longanesi, 1952
Busti al Pincio, Milano, Longanesi, 1953
Facce di bronzo, Milano, Longanesi, 1955
Belle figure, Milano, Longanesi, 1959
  • Mio marito, Carlo Marx, Milano, Longanesi, 1954
  • Andata e ritorno, Firenze, Vallecchi, 1955
  • Lettere a Longanesi [e ad altri nemici], Milano, Longanesi, 1955
  • Addio, Wanda! Rapporto Kensey sulla situazione italiana, Milano, Longanesi, 1956
  • Storia di Roma. Narrata da Indro Montanelli ai ragazzi dai nove ai novant'anni, Milano, Longanesi, 1957; Milano, Rizzoli, 1959
  • Il generale Della Rovere. Istruttoria per un processo, Milano, Rizzoli, 1959
  • Il generale (sceneggiatura de Il generale Della Rovere), Roma, Zebra film, 1959
  • Storia dei Greci, Milano, Rizzoli, 1959
  • Reportage su Israele, Milano, Editrice Derby, 1960
  • Tagli su misura, Milano, Rizzoli, 1960
  • Gli incontri, Milano, Rizzoli, 1961
  • Vita sbagliata di un fuoruscito, Nuova ed. riv., Milano, Rizzoli, 1961
  • Garibaldi, con Marco Nozza, Milano, Rizzoli, 1962
  • Teatro, Milano, Rizzoli, 1962
  • Gente qualunque, Nuova ed. ampliata, Milano, Rizzoli, 1963
  • Giorno di festa e altri racconti (a cura di Eva Timbaldi Abruzzese), Milano, Rizzoli, 1963
  • Dante e il suo secolo, Milano, Rizzoli, 1964
  • L'Italia dei comuni, con Roberto Gervaso, Milano, Rizzoli, 1965
  • L'Italia dei secoli bui, con Roberto Gervaso, Milano, Rizzoli, 1965
  • L'Italia dei secoli d'oro, con Roberto Gervaso, Milano, Rizzoli, 1967
  • L'Italia della Controriforma, con Roberto Gervaso, Milano, Rizzoli, 1968
  • L'Italia del Seicento, con Roberto Gervaso, Milano, Rizzoli, 1969
  • Per Venezia, Venezia, Sodalizio del libro, 1970
  • Rumor visto da Montanelli, Vicenza, Neri Pozza, 1970
  • L'Italia del Settecento, con Roberto Gervaso, Milano, Rizzoli, 1970
  • L'Italia giacobina e carbonara, Milano, Rizzoli, 1971
  • L'Italia del Risorgimento, Milano, Rizzoli, 1972
  • L'Italia dei notabili, Milano, Rizzoli, 1973
  • L'Italia di Giolitti, Milano, Rizzoli, 1974
  • La fine del Medioevo, con Roberto Gervaso, Milano, Rizzoli, 1975
  • I libelli, Milano, Rizzoli, 1975
  • Il generale della Rovere, Nuova ed, Milano, Rizzoli, 1976
  • Incontri italiani, Milano, Rizzoli, 1976
  • L'Italia in camicia nera, Milano, Rizzoli, 1976
  • I protagonisti, Milano, Rizzoli, 1976
  • Controcorrente I (a cura di Marcello Staglieno), Milano, Società Europea di Edizioni, 1979
  • Cronache di storia, Milano, Editoriale Nuova, 1979
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia littoria, Milano, Rizzoli, 1979
  • Indro Montanelli, Marcello Staglieno, Renato Besana, L'Archivista: tra cronaca e storia, Milano, Società Europea di Edizioni, 1980
  • Controcorrente II (a cura di Marcello Staglieno), Milano, Società Europea di Edizioni, 1980
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia dell'Asse, Milano, Rizzoli, 1980
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia della disfatta, Milano, Rizzoli, 1982
  • Qui non riposano, Nuova ed., Venezia, Marsilio, 1982
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia della guerra civile, Milano, Rizzoli, 1983
  • Indro Montanelli, Marcello Staglieno, Leo Longanesi, Milano, Rizzoli, 1984
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia della Repubblica, Milano, Rizzoli, 1985
  • Professione verità, Bari, Laterza; La Spezia, Cassa di Risparmio della Spezia, 1986
  • Indro Montanelli, Paolo Granzotto, Sommario di Storia d'Italia dall'Unità ai giorni nostri, Milano, Rizzoli, 1986
  • Controcorrente: 1974-1986, Milano, Mondadori, 1987
  • Figure & Figuri del Risorgimento (postfazione di Marcello Staglieno), Pavia [etc.], Editoriale Viscontea, 1987
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia del miracolo, Milano, Rizzoli, 1987
  • Montanelli narratore, Milano, Rizzoli, 1988
  • Ritratti, Milano, Rizzoli, 1988
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia dei due Giovanni, Milano, Rizzoli, 1989
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, Milano Ventesimo Secolo, Milano, Rizzoli, 1990
  • Caro direttore, Milano, Rizzoli, 1991
  • Firenze, Milano, Mondadori, 1991
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia degli anni di piombo, Milano, Rizzoli, 1991
  • Dentro la storia, Milano, Rizzoli, 1992
  • Il testimone (a cura di Manlio Cancogni, Piero Malvolti), Milano, Longanesi, 1992
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia degli anni di fango, Milano, Rizzoli, 1993
  • Istantanee: figure e figuri della Prima Repubblica, Milano, Rizzoli, 1994
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia di Berlusconi, Milano, Rizzoli, 1994
  • Indro Montanelli, Beniamino Placido, Eppur si muove: cambiano gli italiani?, Milano, Fabbri / Corriere della Sera, 1995
  • L'impero, Firenze, Sansoni, 1995
  • Giancarlo Mazzuca, Indro Montanelli: la mia Voce (intervista), Milano, Sperling & Kupfer, 1995
  • Il meglio di Controccorente: 1974-1992, Milano, Fabbri / Corriere della Sera, 1995
  • Una voce poco fa, Bologna, Il Mulino, 1995
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia dell'Ulivo, Milano, Rizzoli, 1997
  • Caro lettore, Milano, Rizzoli, 1998
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia del Novecento, Milano, Rizzoli, 1998
  • Le stanze: dialoghi con gli italiani, Milano, Rizzoli, 1998
  • Indro Montanelli, Mario Cervi, L'Italia del millennio: sommario di dieci secoli di storia, Milano, Rizzoli, 2000
  • La stecca nel coro 1974-1994: una battaglia contro il mio tempo (a cura di Eugenio Melani), Milano, Rizzoli, 2000
  • Colloquio sul Novecento: 31 gennaio 2001, Sala della Lupa di Palazzo Montecitorio / con Vittorio Foa, Rita Levi-Montalcini, Indro Montanelli, Leopoldo Pirelli; coordinato da Maurizio Viroli; introdotto da Luciano Violante - Roma, Camera dei deputati, 2001
  • Le Nuove stanze, Milano, Rizzoli, 2001
  • Soltanto un giornalista (con Tiziana Abate), Milano, Rizzoli, 2002
  • I conti con me stesso. Diari 1957-1978, prefazione di Sergio Romano, Milano, Rizzoli, 2009 ISBN 978-88-17-02820-2
  • Le passioni di un anarco-conservatore (intervista inedita a cura di Marcello Staglieno), Le Lettere, 2009
  • Ricordi sott'odio. Ritratti taglienti per cadaveri eccellenti (una raccolta di epitaffi a cura di Marcello Staglieno), Rizzoli, 2011 ISBN 8817049638
  • Ve lo avevo detto. Berlusconi visto da chi lo conosceva bene (una raccolta di editoriali e risposte ai lettori), Rizzoli, 2011 ISBN 8817053171

Filmografia [modifica]

Onorificenze [modifica]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinariaCavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
Roma, 15 dicembre 1995[121]
Comandante di I classe dell'Ordine del Leone di Finlandia - nastrino per uniforme ordinariaComandante di I classe dell'Ordine del Leone di Finlandia
1992
Grande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinariaGrande ufficiale dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
27 dicembre 1963[122]
Croce al merito di guerra - nastrino per uniforme ordinariaCroce al merito di guerra
««Corrispondente di guerra volontario, assolveva il delicato suo compito con capacità e slancio ammirevoli. Partecipava a varie azioni di guerra con gli elementi più avanzati e con essi entrava nei territori conquistati, dando prova di sereno coraggio e sprezzo del pericolo».»
— Struga (Macedonia), Santorino (Mar Egeo), Lettigue; aprile 1941.
Medaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti) - nastrino per uniforme ordinariaMedaglia commemorativa delle operazioni militari in Africa orientale (ruoli combattenti)

Note [modifica]

  1. ^ lo stesso giorno, mese e anno di Rita Levi-Montalcini
  2. ^ indro montanelli biografia fucecchio - firenze - toscana - italia
  3. ^ Vedi capitolo Indro Montanelli in G. Mazzucca, 2008
  4. ^ Dal sito della Fondazione Montanelli Bassi
  5. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q Rai 3, Correva l'anno, puntata del 17 agosto 2010: Indro Montanelli, un elegante provocatore
  6. ^ Indro Montanelli, citato in Serena Zoli e Giovanni B.Cassano, Liberaci dal male oscuro, TEA Longanesi, Milano 1993, pag. 377
  7. ^ a b c Francesco Curridori, Indro Montanelli - Un giornalista libero e controcorrente, ARACNE, 2011.
  8. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 1.
  9. ^ Vittore Buzzi, Claudio Buzzi, Le vie di Milano, Hoepli, 2005.
  10. ^ a b c d L'ora della verità, trasmissione televisiva di Gianni Bisiach, 1972
  11. ^ a b c d Enzo Biagi, Questo secolo, trasmissione televisiva del 1982
  12. ^ Fedele Toscani, la vita è tutta un clic
  13. ^ indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 1.
  14. ^ a b Sandro Gerbi, Raffaele Liucci, Lo stregone: la prima vita di Indro Montanelli, Einaudi, 2006.
  15. ^ Indro Montanelli XX Battaglione Eritreo, Panorama, Milano, 1936, pag. 226
  16. ^ Marco Lenci, L'Eritrea e l'Etiopia nell'esperienza di Indro Montanelli, «Studi Piacentini», n° 33/2003.
  17. ^ Intervista di Enzo Biagi a Indro Montanelli del 1982 nel programma RT-Era ieri, trasmesso da Rai 3 alle 23.45 del 13 ottobre 2008. L'usanza di sposare un "suddito coloniale", in Italia definita "madamato", fu in seguito proibita nell'aprile 1937, per evitare contatti tra italiani e africani; il provvedimento fu poi seguito l'anno dopo dall'emanazione delle Leggi Razziali.
  18. ^ fascismo_giusto.pdf
  19. ^ R. Canosa, La voce del Duce. L'agenzia Stefani: l'arma segreta di Mussolini, Mondadori, Milano 2002, p. 108.
  20. ^ a b Biografia dal sito Fondazione Montanelli relativamente al 1937; lo stesso sito fa riferimento anche ad un ordine diretto di Mussolini per quanto riguarda il successivo rimpatrio.
  21. ^ Al secolo Valentín González.
  22. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 4.
  23. ^ Giordano Bruno Guerri, Giornalisti raccontano, trasmissione televisiva del 1987
  24. ^ Indro Montanelli, Pantheon Minore, Milano, Longanesi & C., 1955, pp. 48-55.
  25. ^ a b Indro Montanelli, Le Nuove stanze.
  26. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 6.
  27. ^ Nel linguaggio dell'epoca, l'inviato era denominato "redattore viaggiante".
  28. ^ Era il giorno della dichiarazione di guerra, da parte del Regno Unito e della Francia, alla Germania; il giorno in cui ebbe origine il secondo conflitto mondiale.
  29. ^ Montanelli stesso ebbe modo di rievocare l'episodio nel libro-intervista autobiografico Il testimone.
  30. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 10.
  31. ^ a b Sandro Gerbi, Raffaele Liucci, Indro Montanelli in Dizionario Biografico degli Italiani, Roma, Istituto dell'Enciclopedia italiana Treccani, 2011, Vol. 75.
  32. ^ Chiara Caliceti. "Io, signora Montanelli". quotidiano.net, 5 gennaio 2002.
  33. ^ Indro Montanelli
  34. ^ Travaglio:ricordando il grande Montanelli.- « SPACEPRESS
  35. ^ Indro Montanelli, biografia - Italiani
  36. ^ la Repubblica/cronaca: È morto Indro Montanelli in lutto il giornalismo
  37. ^ a b Montanelli. appuntamenti con la storia
  38. ^ avvenimentitaliani.it
  39. ^ MONTANELLI L' IMPREVEDIBILE INDRO - Repubblica.it » Ricerca
  40. ^ Montanelli Indro (Fucecchio, 1909 - Milano, 2001 luglio 22) - Archivi storici - Lombardia Beni Culturali
  41. ^ Indro Montanelli 1909-2001. Dal nostro inviato del Novecento | Ordine dei Giornalisti
  42. ^ Aldo Crespi versò di propria tasca 500.000 lire all'ufficiale SS Theodor Saevecke, e a Luca Ostèria (un "agente doppio" noto come «dottor Ugo»), che ne organizzarono l'evasione.
  43. ^ Dal libro Roberto Rossellini trasse il film-capolavoro Il generale Della Rovere, che venne premiato con un Leone d'oro a Venezia.
  44. ^ Odoardo Reggiani. Indro Montanelli (prima parte) - I grandi del giornalismo
  45. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 12.
  46. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 12.
  47. ^ La collaborazione con il periodico proseguì fino al 1956.
  48. ^ Mario Biondi. Montanelli: più che un’amicizia una complicità. Conversazione con Giorgio Soavi, infinitestorie.it. URL consultato in data 18 settembre 2012.
  49. ^ Montanelli conosceva la rivista che Prezzolini aveva fondato nel 1909, La Voce, che considerava uno dei migliori prodotti del giornalismo culturale italiano.
  50. ^ Chiaro il riferimento al campo di prigionia in cui, nei mesi successivi alla Liberazione, erano stati rinchiusi numerosi appartenenti alla R.S.I.
  51. ^ Raffaele Liucci, L'Italia borghese di Longanesi. Marsilio, Venezia, 2002.
  52. ^ Solo la Storia d'Italia ha venduto, al 2004, oltre un milione di copie, e risulta il saggio storico di maggior successo negli annali dell'editoria italiana.
  53. ^ La tragedia del Vajont e la caccia alle streghe
  54. ^ Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso Vajont.
  55. ^ La diga è ancora lì. Come il dolore
  56. ^ Michele Brambilla. Montanelli, Del Boca e l' Etiopia: le guerre non finiscono mai. Corriere della Sera, 1 ottobre 1996.
  57. ^ Angelo Del Boca, I gas di Mussolini, Il fascismo e la guerra d'Etiopia , Roma, Editori Riuniti, 1996, pp. 29 e 32.
  58. ^ Indro Montanelli. Gas in Etiopia: i documenti mi danno torto. Corriere della Sera, 13 febbraio 1996.
  59. ^ Indro Montanelli, Le Nuove stanze, "Un invito che sarebbe opportuno ripescare".
  60. ^ Indro Montanelli, Le Stanze, p. 269.
  61. ^ L'inchiesta su Venezia uscì in quattro articoli, il 22, 23, 24 e 26 novembre 1968.
  62. ^ Il Sessantotto di Montanelli, la battaglia per Venezia
  63. ^ Il reportage su Venezia venne trasmesso il 12 novembre 1969.
  64. ^ Nello Ajello, «D'ora in poi i padroni siamo noi», L'Espresso, 12 marzo 1972.
  65. ^ Elezioni politiche italiane del 1972.
  66. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 11.
  67. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 21.
  68. ^ In un'intervista concessa a Franco Di Bella, Montanelli smentì di aver lasciato il Corriere per incassare subito la liquidazione e rivelò che la cifra che ricevette fu di soli 75 milioni di lire, dopo 37 anni di carriera. Cfr. Franco Di Bella, Corriere segreto, Rizzoli, 1982.
  69. ^ Sandro Gerbi, Raffaele Liucci, op. cit., pag. 91.
  70. ^ Montanelli manterrà la sua Stanza su Oggi fino alla morte nel 2001.
  71. ^ Montanelli avrebbe desiderato chiamarlo "Il Giornale", tuttavia, a quel tempo esisteva una piccola testata con lo stesso nome, per cui dovette aggiungervi l'aggettivo "Nuovo". In seguito, con la chiusura di quella testata poté rinominare il suo quotidiano semplicemente Il Giornale.
  72. ^ Vittorio Feltri, "Piccola storia del giornalismo", Libero, 16 giugno 2003.
  73. ^ Colette Rosselli è deceduta il 9 marzo 1996.
  74. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 22.
  75. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 29.
  76. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 22.
  77. ^ Francesco Cevasco. Quella volta che Montanelli ando' al Bagutta e tutti si voltarono dall' altra parte. "Corriere della Sera, 24 marzo 1994.
  78. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 22.
  79. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 24.
  80. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 22.
  81. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 22.
  82. ^ Montanelli si tura il naso come nel ' 76: voto l' uomo della Lega. Corriere della Sera, 6 giugno 1993.
  83. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 22.
  84. ^ Sandro Gerbi, Raffaele Liucci, Montanelli l'anarchico borghese: la seconda vita 1958-2001, Einaudi, 2009.
  85. ^ Giulio Nascimbeni. Controcorrente: il cruccio quotidiano di Montanelli. Corriere della Sera, 1º luglio 1993.
  86. ^ Indro Montanelli. La mia amicizia a prova di bomba con Fortebraccio. Corriere della Sera, 28 maggio 1997.
  87. ^ In quello stesso anno furono gambizzati altri due giornalisti: Vittorio Bruno, vicedirettore del Secolo XIX ed Emilio Rossi, direttore del TG1.
  88. ^ Ricordando l'episodio in una intervista televisiva sostenne che fu questo gesto a salvargli la vita, in quanto se fosse immediatamente caduto gli ultimi colpi l'avrebbero probabilmente colpito alla pancia e al torace. Il particolare è annotato anche nei Diari, pubblicati nel 2009.
  89. ^ Vedi articoli nell'Unità di venerdì 3 giugno 1977.
  90. ^ Giorgio Torelli, Non avrete altro Indro. Montanelli raccontato con nostalgia, Milano, Ancora, 2009. Pagg. 23-24.
  91. ^ L'Unità aprì col titolo "Montanelli ferito da colpi di pistola in un attentato di «brigatisti rossi»" corredato con la fotografia del ferito soccorso dai passanti. Il quotidiano comunista riportava la cronaca dell'evento evidenziando la ferma condanna del partito per un atto definito criminale nell'occhiello del titolo.
  92. ^ Felice Froio, Il cavaliere incantatore , Bari, Edizioni Dedalo, 2003, pp. 58.
  93. ^ Video icon 1.png Marco Travaglio. Marco Travaglio e il mausoleo egizio di Berlusconi!. YouTube, 21 gennaio 2008. URL consultato in data 4 maggio 2012.
  94. ^ intervista rilasciata al giornalista Alain Elkann sulla sua uscita dal Giornale. URL consultato in data 09-12-2008.
  95. ^ Marco Travaglio a 100 anni dalla nascita di Montanelli. URL consultato in data 04-21-2009.
  96. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 28.
  97. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 29.
  98. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 29.
  99. ^ Indro Montanelli, Le Nuove stanze, «C'è modo e modo di dire no».
  100. ^ a b c Alberto Alfredo Tristano. La Voce di Montanelli. Ragusa News, 23 marzo 2009.
  101. ^ Indro Montanelli, Senza Voce, Biblioteca Universale Rizzoli, 2005.
  102. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 29.
  103. ^ Si spegne la voce?, la Repubblica, 29 marzo 1995. URL consultato in data 20-09-2012.
  104. ^ Indro Montanelli, Soltanto un giornalista, cap. 29.
  105. ^ Addio a Corona Con Montanelli inventò «La Voce». Corriere della Sera, 27 gennaio 2007.
  106. ^ Necrologio
  107. ^ Piero Colaprico. Montanelli, l' addio della sua Milano. la Repubblica, 25 luglio 2001.
  108. ^ Montanelli "Leone di Finlandia", 22 ottobre 1992.
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Bibliografia [modifica]

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  • Giorgio Torelli, Non avrete altro Indro. Montanelli raccontato con nostalgia, Milano, Ancora, 2009. ISBN 9788851406691